comunicamente.net: L’acqua non si vende!

Il 24 e il 25 aprile è iniziata in centinaia di piazze in tutta Italia la raccolta firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, raccolta che si concluderà il 4 luglio di questa estate.

Anche comunicamente.net ha deciso di rispondere all’appello indetto dal Forum italiano dei movimenti dell’acqua, che già nel 2007 con un precedente referendum aveva consegnato al Parlamento una legge di iniziativa popolare a cui allegava oltre 400.000 firme. Legge che da allora giace in qualche scrivania e che si spera di riportare oggi di nuovo alla luce, riproponendo le condizioni migliori per riaprire il dibattito sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, inteso come tale solo se fondato su principi di democrazia partecipativa, di controllo democratico e di partecipazione diretta di tutto l’indotto ad esso collegato.

A questo punto uno si potrebbe chiedere da dove sorga la necessità di questo referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Rispondere tuttavia non è cosa semplice, per cui vi prego di seguirmi.

Il referendum propone l’adesione a 3 diversi quesiti e chiama il cittadino a sottoscrivere altrettanti moduli, ciascuno evidenziato da un colore diverso (blu, rosso e verde), poiché 3 sono gli articoli che si intende abrogare (cessare); e qui si entra nel merito:

 

1. Fermare la privatizzazione dell’acqua

Si propone l’abrogazione dell’art 23 bis della legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

Tale normativa, introdotta dal Governo Berlusconi, stabilisce l’affidamento del servizio idrico a soggetti privati attraverso gare di appalto per ottenerne la gestione, oppure affidandolo a società di capitale misto pubblico-privato in cui il privato venga sempre sottoposto a gara, arrivando ad ottenere il 40% del capitale, quota in grado di mettere in scacco la gestione pubblica del servizio idrico.

Tale norma indente introdurre nel mercato la gestione dei 64 ATO (ambiti territoriali ottimali, ovveroterritori su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, ad esempio quello idrico o quello dei rifiuti) che ancora non hanno proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Considerando che questi ATO cesseranno improrogabilmente entro il 2011 e che potranno continuare alla sola condizione che accettino di rendere partecipi al loro capitale aziende private (secondo le suddette modalità) pare evidente che questa norma si presenti come una spinta forzata verso una gestione privatizza del servizio idrico, in cui il pubblico rivestirà sempre più la condizione di parte minoritaria, senza la facoltà di intervenire  nelle scelte di gestione e di reinvestimento dei capitali in servizi e campagne di sensibilizzazione.

Ciò che questo primo quesito si propone è di contrastare quest’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dall’attuale Governo e di impedire la cessione coatta dei servizi idrici al mercato.

 

2. Aprire la strada della ripubblicizzazione

Si propone l’abrogazione dell’art. 150 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo alla scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico.

Come avrete capito le “forme di gestione” e “le procedure di affidamento” da abrogare sono quelle riguardanti la gara di appalto a cui sono soggette i privati, e la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto (ne parlavamo prima). Abrogando questo articolo infatti non si consentirebbe più il ricorso alla gara o all’affidamento a queste società di capitali, e dove viene a mancare il privato, subentra il pubblico: ecco perché si favorirebbe un percorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Tutto questo darebbe ancora più forza a tutte quelle rivendicazioni per la ripubblicizzazione, già in corso in quelle zone che hanno già da tempo visto il proprio servizio idrico consegnato nelle mani di privati o di società a capitale misto. Penso a realtà come quelle di Aprilia che hanno visto la società di Acqualatina egemonizzare l’amministrazione del loro servizio idrico, e a cui rimando la visione di questa interessantissima inchiesta di Report.

3. Eliminare i profitti dal bene comune acqua

Si propone l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Abrogare questa parte della normativa significa impedire al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsivoglia logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio idrico.

In prima istanza bisogna considerare che per il privato i costi di gestione bel bene acqua, per natura del bene stesso, si rivelano irrisori. Porre quel 7% sulla bolletta, e farlo ricadere nelle tasche dei cittadini, significa permettere che un soggetto privato si arricchisca attraverso il bene acqua, che è e deve rimanere diritto universale dell’uomo. Va considerato inoltre che un privato in quanto tale, difficilmente (lo dimostrano del resto le realtà che vivono questa situazione) sarà interessato alla salvaguardia del bene acqua e dell’apparato idrico in generale. Ben diversa sarà invece la sua attenzione per altri tipi di mercato, soprattutto per quelli in cui avrà da guadagnare e verso cui dirotterà i suoi investimenti invece di farli ricadere nel servizio idrico in un’ottica di reinvestimento, di riqualificazione e di sensibilizzazione. In pratica un diritto che si fa business.

Questo, più o meno, per quanto riguarda l’aspetto prettamente burocratico del referendum. Ma c’è un’altro importante motivo per il quale comunicamente.net ha deciso di fare anche sua questa compagna referendaria; motivo che è una riflessione più alta del problema e che il movimento acquabenecomune sintetizza in uno slogan estremamente efficace:

Perché si scrive acqua, ma si legge Democrazia.

Quello su cui bisogna puntare l’attenzione è il tentativo con cui queste leggi cercano di limitare o addirittura impedire la possibilità di gestire a livello comunitario e collettivo un bene di tutti, riducendolo invece a merce da lanciare nel mercato, soggetta a gare di appalto e che porterà l’impresa più vincente ad assicurarsene la proprietà. Ci si sta privando, in pratica, della possibilità non solo di fruire di un nostro diritto inviolabile, ma anche di decidere per esso. Si sta ponendo un grosso limite alla nostra libertà, attaccando un dei nostri più importanti diritti, qual è l’accesso all’acqua, infliggendo un duro colpa alla nostra già fragile democrazia.

Espropriare i comuni della gestione del bene acqua e far riversare il patrimonio idrico nel mercato, significa di conseguenza espropriare anche noi cittadini del diritto di gestione di un bene naturale come l’acqua, che dovrebbe essere inteso come diritto umano universale. Stiamo parlando di diritti che sono alla base della nostra Carta Costituzionale, della democrazia di un paese e della democrazia di un territorio.

Il referendum vuole restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva in modo che tutti possano accedervi e per conservarlo per le future generazioni. L’acqua deve tornare ad essere gestita in modo pubblico e con la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Per la versione estesa del filmato, rimando direttamente al sito di RaiNews24.

Info su Mattia Gazziero

Studia lingue e letterature straniere a Padova. Avido lettore dalle dubbie pretese. Soggetto a facili crisi mistiche ed identitarie, scrive o scribacchia a seconda degli umori.
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51 risposte a comunicamente.net: L’acqua non si vende!

  1. A breve un post con tutte le indicazioni operative della raccolta firme a Due Carrare: luoghi, orari e modalità!
    Stay tuned!

  2. Graziano Burattin scrive:

    Per informazione

    Su proposta del capogruppo Salvò

    IL CONSIGLIO COMUNALE DI DUE CARRARE
    ha approvato all’unanimità il seguente o.d.g.nella seduta del 9 febbraio 2010

    Premesso che:
    - L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
    - L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti.
    - II diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
    - L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta:
    * una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale”;
    * una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.

    Sottolineato che su questa base condivide e aderisce alla proposta di legge d’Iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicazione del servizio idrico”, e quindi ritiene necessario che il Parlamento proceda celermente alla sua discussione e approvazione.

    IL CONSIGLIO COMUNALE DI DUE CARRARE
    S’IMPEGNA A:

    1) Costituzionalizzare il diritto all’acqua, attraverso le seguenti azioni:

    * riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale. Indivisibile, Inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
    * riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che il servizio Idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del D:Lgs. n.267/2000;
    * nominare, alla prima riunione utile del Consiglio Comunale dopo le elezioni di fine marzo, la Commissione consiliare con lo specifico compito di integrare/modificare lo Statuto secondo le indicazioni sopra specificate ed assegna alla stessa il termine di gg. 30 per la conclusione dei lavori da sottoporsi all’approvazione del successivo Consiglio Comunale;
    * promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni:
    - informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;
    - contrasto al crescente uso dalle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
    - promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale;
    - promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
    - informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada;
    - promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.

    2) aderire e sostenere le iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” recentemente costituitosi nell’ambito della Campagna Acqua Bene Comune che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sta portando avanti da circa tre anni;

    3) sottoporre all’Assemblea e al C. d. A, di Centro Veneto Servizi S.p.A., gestore nel territorio del Comune di Due Carrare del servizio idrico integrato e all’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale l’approvazione delle proposte e degli impegni sopra richiamati oltre ai seguenti:

    * Impegno prioritario ad eliminare gli sprechi di acqua dovuti alla perdita delle condotte che necessitano urgenti interventi di sostituzione;
    * sensibilizzazione all’importanza della riduzione dei consumi di acqua in eccesso attraverso informazione, incentivi, nonché attraverso una modulazione della tariffa in base ai consumi;
    · propone, inoltre, di destinare un centesimo al metro cubo di acqua consumata per interventi di nuova realizzazione di reti e rinnovo di quelli esistenti del nostro territorio.
    · Propone,inoltre, di destinare un centesimo al mc. di acqua consumata per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione di impianti idrici attraverso la cooperazione internazionale

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