Fini: Emozioni contrastanti in un oblio sinistroso

Come tutti saprete l’attuale maggioranza di governo sta vivendo un forte momento di rottura che nemmeno la  migliore tradizione di sinistra ha saputo finora offrire. Nasce, cresce e corre un nuovo movimento interno al Pdl guidato dal suo numero 2, Gianfranco Fini. Un movimento che si è dato molto pacatamente e serenamente il nome di “Futuro e Libertà per l’Italia” e che intende esprimere le posizioni di una nuova destra legalitaria e progressista, stanca dei movimenti “sottobanco” del premier e dei suoi amichetti, e di vedere il proprio partito ostaggio di un Carroccio minaccioso ad ogni passo di caricare i fucili e puntarli contro la propria coalizione.

In poche parole Fini si è visto sfiduciato il 29 luglio di quest’anno da un documento votato dall’ufficio di presidenza del Pdl che, di fatto, espelleva l’ex AN dal partito. Il tutto condito dalle parole del Premier “I comportamenti di Fini sono incompatibili con i valori del Pdl e con i nostri elettori”. L’indesiderato Fini decide per risposta di fondare un bellissimo nuovo gruppo parlamentare, insieme a tutti quelli che gli stanno più simpatici, che gli permetta di dire tutto quello che pensa. Detto fatto. Il 5 settembre scorso Fini tiene un comizio di un’ora e mezza alla festa tricolore di Mirabello. Discorso mandato in onda integralmente da La7 e che, parole di Travaglio “smonta punto per punto l’intero programma del Pdl […]”, con un “perfetto” Fini che non si inceppa neanche a volerlo, parla a braccio senza risparmiare nessuno e mette le cose in chiaro, finalmente, forse.

In soldoni il discorso può riassumersi così:

  1. Non sono io ad aver tradito, semmai sono stato cacciato (checché Feltri ne dica);
  2. io non ho tradito il mandato datomi dagli elettori, semmai sono il PDL e il suo premier ad aver rinunciato ai punti del programma con cui avevamo vinto (v. p. 1);
  3. come faccio a tornare nel PDL, se questo non c’è più? (v. p. 2);
  4. ok, sono garantista, ma non se questo significa proteggere Silvio con leggi retroattive che danneggiano solo i cittadini (leggi: “processo breve, un cavolo!”);
  5. non sono io il comunista, semmai lo è Silvio (recentissima è la dichiarazione di Mr B. “Putin è un dono del Signore!”);
  6. bisogna essere ottusi e non avere basilari nozioni storiche per credere che la Padania esista;
  7. caro Feltri, hai usato contro di me azioni e modalità alla Boffo che definirei “islamiche”.
  8. non mi tolgo, ma nemmeno resto.

Cavolo se un 6% non se l’è portato a casa!

Il problema però è stata la prontissima risposta dal mondo delle sinistre. Il silenzio.

Se gli esponenti della sinistra non sanno esprimersi, sono sicuro che in molti, soprattutto tra i loro delusi elettori, hanno ascoltato con interesse le parole di Fini. E forse, dico forse, un piccolo bagliore di speranza si è di nuovo acceso. Sta avvenendo ciò che tutti sapevamo, ma in cui non speravamo più: il berlusconismo implode su se stesso. Nel corso di 2 legislature e mezzo, questo governo, ha lentamente innalzato strutture su basi precarie e il castello di sogni in cui la televisione ci ha abituato a credere, sta crollando. Grazie a Fini. Triste dirlo.

Con un bel coraggio e la faccia tosta di non rispondere alle accuse mosse dalla stampa filo-governativa riguardo la casa di Montecarlo, Fini è riuscito in qualcosa in cui nessuno dei leader (?) di opposizione (???) sembra in grado spuntarla: affrontare Berlusconi e mandare a segno un bel affondo.

Tanti, troppi, anni di conflitto di interessi (che nessuno è ancora riuscito ad ostacolare) hanno inevitabilmente innestato nelle nostre menti un’idea di leadership politica legata ad un concetto di “capacità manageriale” e ad un predominante “culto della personalità”. Inutile affermare che chi impersona perfettamente quest’ideale di “uomo politico” è Silvio Berlusconi. Lui e solo lui. Nessuno possiede la sua carica, il suo spirito, la sua capacità di infuocare gli animi, la sua genialità nel creare slogan e nomi di partito meravigliosi, le sua doti canore, la sua virilità, il suo sorriso, la sua bandana e il suo cazzo duro (forse Bossi, ma ne dubito). Ma soprattutto nessuno ha avuto la sua forza di scendere in campo e cambiare prima le regole e poi il gioco. Lui è il sultano. Tutto fa di lui il soggetto ideale, l’eroe italico, l’unico in grado di risollevare le sorti di un paese sempre più sgretolato. Acclamato sempre, nessun avvenimento sembra in grado di impensierirlo o metterlo in difficoltà. Oppure no?

A Mirabello è scattato qualcosa. Fini ha parlatoin un modo a cui nessuno è più abituato. Ha parlato da uomo politico. Di destra. Ha parlato e ha dimostrato che il terreno di scontro sul quale B. vince e stravince e su cui ogni esponente di sinistra si ostina a confrontarsi, non è più (o non è mai stato) quello verso il quale il popolo rivolge la propria attenzione.

Sono sempre di più coloro che si riprendono dal tepore in cui erano caduti e che smettono di credere nell’ideale di “bella vita” che la favola berlusconiana ci racconta attraverso gli spot propagandistici dei suoi Tg e l’accozzaglia di programmi trash, buonisti e populisti delle reti mediaset.  Chi si è allontanato da questa politica troppo impegnata nel cercare escamotages che le permettano di salvarsi dai continui scandali in cui è coinvolta, piuttosto che  nell’occuparsi dei cittadini, si è accorto che dai due grandi blocchi politici, PDL e PD meno elle (Grillo docet), fanno capolino piccole realtà con cui recuperare il dialogo perduto.

Fini si è esposto per primo, ha scoperto le sue carte e compiuto un atto politico in controtendenza rispetto alla prassi politica (rifiutarsi di sostenere un sistema corrotto (!!!) gli ha costato le critiche della Papessa Nera Almirante), che potrebbe guadagnarli il favore di un elettorato di destra deluso tanto quanto quello di un elettorato di sinistra che riconosce in lui una personalità con cui poter dialogare favorendo la crescita di una sana opposizione.

Ora abbiamo tutto, quello che ci manca è l’opposizione, appunto…

Info su Mattia Gazziero

Studia lingue e letterature straniere a Padova. Avido lettore dalle dubbie pretese. Soggetto a facili crisi mistiche ed identitarie, scrive o scribacchia a seconda degli umori.
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22 risposte a Fini: Emozioni contrastanti in un oblio sinistroso

  1. Alessandro scrive:

    Che dire? Hai descritto alla perfezione quello che ho pensato mentre assistevo al discorso in diretta di Mirabello: un ritorno alla vera politica, basata sulla dialettica e non sugli slogan. Purtroppo però Fini alle parole non ha fatto seguire i fatti, data l’ovvia impossibilità di andare ad elezioni senza neanche aver fondato ufficialmente un partito. Rimane la prospettiva futura (cioè dopo la dipartita di Berlusconi) di una destra con cui dialogare. Una destra peraltro facilmente smerdabile parlando della coerenza del suo leader da un’eventuale sinistra. Ma qui entriamo nell’utopistico…

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