Mercoledì scorso, 26 gennaio, alla vigilia della Giornata della Memoria, La7 ha mandato in onda il monologo teatrale di Marco Paolini “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”, ultima opera dell’attore bellunese: un’opera straziante e densa che ha tenuto incollato agli schermi 1,7 milioni di spettatori pari al 6.44% dello share, evitando qualsiasi interruzione pubblicitaria. Il testo di Paolini scava nelle pieghe della memoria dove si annida la storia di Aktion T4, il programma di eugenetica perpetrato in Germania dal Terzo Reich, che dal 1939 al 1945 si stima abbia eliminato dalla società tedesca quasi 400.000 individui tra disabili, pazzi e malati che “gravavano sul bilancio dello Stato tedesco in guerra e minacciavano il patrimonio genetico delle generazioni future”.
Uno percorso forte e toccante che ha avuto, per gli standard de La7, ottimi risultati, ma che confrontati con lo share di altre emittenti fa riflettere: (dal Corriere della Sera): “Marco Paolini doveva affrontare tre colossi televisivi: Napoli-Inter di Coppa Italia su Rai 1 (26,73% di share), Paperissima su Canale 5 (18,91%) e Chi l’ha visto? su Rai 3 (12,38%).” Non è mio desiderio commentare questi dati ma il divario è significativo. Il distacco da Paperissima restituisce un senso di smarrimento, almeno nel mio caso: mi chiedo se sia possibile che la gente, in un momento particolare come quello della Giornata della Memoria, eviti qualsiasi confronto con la propria coscienza e la propria moralità. Invece questa è realtà: incontrovertibile, stabile, immediata.
Potrebbe una coppa Napoli-Inter pesare di meno nel bilancio mediatico? Sarebbero pronti i 7 milioni di “tifosi nel pallone” a sintonizzare almeno per una sera il loro apparecchio su qualcosa di diverso, di più profondo, di più utile?

Questo, lo riconosco, è uno sfogo che non può portare a molto: alla formula “panem et circenses” non si sfugge facilmente. E’ in questi casi che ci si accorge di quanto efficace e silenziosa sia stata la “rivoluzione culturale” che ha investito il nostro Paese: uno smantellamento lento e meticoloso di qualsiasi forma di indignazione, di riflessione, di critica. Una decostruzione effettuata a colpi di talk show, quiz e cronaca nera al TG. Come dice Paolini nel suo spettacolo, “nella società c’è sempre un piccolo gruppo che combatte per un obbiettivo; dall’altra parte un altro piccolo gruppo di persone rema esattamente nell’altra direzione; in mezzo c’è tutta la brava gente.” E’ così che Paolini identifica la massa di cittadini che ha assistito e “permesso” l’attuazione di Aktion T4, ma anche dell’Olocausto e di qualsiasi altro conflitto che ha macchiato la Storia. La “brava gente” è stata, è e sarà sempre manipolata e controllata da chi ha l’interesse. L’unica via di scampo ha questo meccanismo è la cultura.
Questo il link alla versione integrale della trasmissione: quella di Paolini secondo me è l’operazione culturale di cui c’è disperato bisogno oggi, in Italia.
ho guardato con grande interesse ed estrema difficoltà lo spettacolo di paolini. Era impossibile non lasciarsi prendere dall’angoscia e dall’incazzatura per una pagina nera dell’umanità come quella di aktion 4, un dramma che “pochi conoscono benissimo, e molti non conoscono per nulla”….beh, io ero tra questi ultimi e ringrazio davvero paolini per avermi messo a conoscenza di questo orrore. Se devo essere sincero, non credo che ausmerzen sia uno dei migliori spettacoli di paolini (preferisco di gran lunga il suo “vajont”, “il milione”, e il bellissimo “il sergente nella neve”). peccava nella messa in scena, piuttosto spoglia rispetto agli ultimi spettacoli e i dialoghi a due voci risultavano più disturbanti che altro. Tuttavia questo non è niente altro che un parere personale su un aspetto decisamente secondario dello spettacolo. Evidente era il coinvolgimento dello stesso Paolini durante tutta l’opera e particolarmente scosso appariva nel dopo spettacolo: momento di grande tv, con un meraviglioso Lerner che indaga nei nostri cuori e ci obbliga a rispondere alla terribile domanda di Paolini: “Cosa avrei fatto io al loro posto?”. E questa è la magia di “ausmerzen”: obbligarci a fare i conti con noi stessi e con il nostro passato, un passato con cui stiamo combattendo una lotta impari e da cui è sempre maggiore il desiderio di fuggire e, forse, dimenticare. Grazie Marco!