La democrazia di Facebook

500 milioni di iscritti sono difficili da gestire, ma dare a tutti la possibilità di esprimersi commentando, aggiornando i propri stati e creando liberamente gruppi e pagine fan, pretendendo anche di mantenere l’ordine, si rivela essere un’impresa pressoché impossibile.

La possibilità di schermare la propria identità virtualmente, infatti, consente a chiunque non solo di “condividere” con gli altri utenti tutto ciò che direbbe nel mondo offline, ma anche ciò che non direbbe maiSe la democrazia reale non basta, ci pensa Facebook ad offrirci una libertà totale di espressione, sciolta dai limiti morali ed etici a cui siamo tutti sottoposti là fuori.

Ecco che si fa avanti chi questa libertà la brama e ne vuole godere a pieno. Finalmente si può dire tutto, e allora diciamolo!

STI FROCI DEVONO MORIRE!!!!!!!!!!! DUCE MIA LUCE

w il duce unico rappresentante, del italia vera, ucciso a tradimanto dai rossi, che poi fecero passare la sua morte x un esecuzzione, mai avvenuta

col duce i violentatori di banbini, e stupratori  finivano sul palo inpiccati

1 litro di olio di ricino, e su appesi alla corda, cosi non costano niente a noi

Vorrei farla ora un’altra marcia su Roma ………

sarebbe da farla riaprire la moschea che vadano tutti dentro chiuderli è poi dargli fuoco a quelle merde

Purtroppo il popolo italiano è abituato a vivere nella menzogna. Nessuno può danneggiare l’immagine “i partigiani liberatori d’Italia”. Ecco perchè nessuno li punisce.

voglio un regime militare al potere

Uno di noi, cento di loro, e non tiratemi fuori il discorso dei bambini innocenti, perchè da grandi saranno anche loro dei terroristi!

Inutile dire che tutte queste frasi sono citazioni riportate pari pari (non mi sono permesso di correggerne gli errori grammaticali) copincollate direttamente da alcuni gruppi e pagine Facebook che solitamente hanno nomi tipo “Duce: un atto di fede”, “Fascisti italiani”, “Il Fascismo”, “Parla con il Duce Benito Mussolini.” E via discorrendo.

Ma ci sono tanti altri utenti che sfruttano tale libertà e fondano pagine come la discussa “camorra & love” con i suoi 380.000 estimatori e la sue frasi emblematiche dal significato ambiguo e duplice: “Se Entri Nel Mio Cuore… È Difficile Che Ci Esci… Ma Se Ci Esci… È Ancora Più Difficile Che Ci Ritorni…!” oppure “i VeRi aMiCi SoNo DiSPoSTi A TuTTo PeR Te…”, e anche “Avrò paura di sbagliare, ma di sicuro non avrò paura di PROVARE!!!”. E perché non citare la nuova arrivata “CaMoRRà AnD LoVè”, con i suoi altrettanto bei link tipo “RiSpEttO SoLo ChI Mi RiSpEttA” o “A Volte Le Bugie Ti Mettono Nei Guai…”?

Commenti sterili e sfoghi liberi battuti sulla tastiera di getto senza pensare, di autori che finalmente hanno trovato il luogo adatto ad esprimere le proprie rabbie irrazionali, le paure e le frustrazioni. Gruppi del genere si configurano come catalizzatori di odio e di violenza.

Intere comunità di utenti sfogano i loro impulsi sublimandoli in parole come “Camerati” e “Dux mea lux”. Si galvanizzano all’idea di trovare tanti come loro e si sentono forti ed accettati in un mondo virtuale fatto di “mi piace” ed immagini di repertorio fascio-nazista.

Se nel caso del filofascismo è la completa deresponsabilizzazione per ciò che si dice a far da motore, quello di “camorra & love” sembra nascondere un progetto molto più inquietante. Camuffare da innocenti link, mielosi ed adolescenziali, contenuti di stampo camorristico e mafioso da condividere silenziosamente con l’obiettivo di costituire canali di comunicazione tra affiliati o aspiranti tali, risponde alle direttive di un progetto molto più alto.

Si colpiscono in modo subdolo ignari ragazzini attraverso messaggi subliminali, o, ancora peggio, li si educa sfruttando i loro principali interessi a non riuscire più a distinguere la crudele realtà della criminalità organizzata da quella creativa e spigliata del social network. Tale modo di operare si è già guadagnato l’appellativo di “criminal network”, ovvero la creazione e gestione di siti dai contenuti più o meno espliciti che si traducono in vere e proprie apologie criminali.

Grazie ai grandi social network, e in particolare a Facebook, diventa possibile postare messaggi che nel reale verrebbero censurati dai tabù relazionali. Consentire alla voce di soggetti marginali che usano la rete per trasmutare la violenza fisica in violenza verbale non è da sottovalutare. Questo genere di subcultura in particolare esonda oggi nella rete concertandosi ed amplificandosi sempre di più. E’ un processo complesso che necessita di studio e di attenzione affinché venga riconosciuto e debellato.

Info su Mattia Gazziero

Studia lingue e letterature straniere a Padova. Avido lettore dalle dubbie pretese. Soggetto a facili crisi mistiche ed identitarie, scrive o scribacchia a seconda degli umori.
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25 risposte a La democrazia di Facebook

  1. Alle origini di Internet l’anonimato era un valore importante: nascosti dietro i nickname, i primi pionieri del web e hacker sono diventati famosi.
    Ora l’anonimato è una pesante zavorra, un diritto ingombrante che penso dovrebbe essere gradualmente ridotto, attraverso la richiesta di identificarsi, firmarsi sotto ogni commento o contributo: quando ci si mette la faccia (e il nome) si sta più attenti a quello che si dice.

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