La più estenuante lotta virtuale che internet ricordi si conclude con un armistizio. Myspace china il capo di fronte alla schiacciante superiorità di Facebook e al suo inesauribile network di “amici” e update di stato, e sigla con questo un contratto di collaborazione che ha l’amaro sapore della sconfitta.
Se da un lato Myspace è largamente riconosciuto tra i promotori di quella che viene definita la rivoluzione del social networking, la meteorica ascesa di Facebook ha causato alla compagnia di Murdoch la partita di una grossa fetta dei suoi utenti. Oggi Facebook, portatore di una ventata di freschezza e di innovazione, conta un bacino di circa 500 milioni di iscritti, 5 volte quello di Myspace.
Nasce così “Mashup with facebook” che permetterà di implementare la connessione a Facebook all’interno del sito di Myspace. In poche parole, agli utenti iscritti ad entrambi i social network, “Mashup”, consentirà di condividere i propri interessi, gli aggiornamenti di stato e, in particolare, gli amici che si ha su Facebook, facendoli apparire in blu all’interno del portale di Murdoch.
Con questa “abile” mossa Myspace non fa che ammettere la propria inferiorità e accettare lo status di funzione subalterna a Facebook. Sembra evidente come quello di Myspace sia un gesto disperato, l’ ultimo estremo tentativo di sopravvivenza.
Facebook, d’altra parte, nel concedere al diretto avversario la possibilità di risollevarsi mettendone a disposizione le proprie risorse (gli utenti), si dimostra assolutamente arrogante e superbo, un animale affamato nel mercato spietato e cannibale che è internet.
Facebook, che già ha avviato una stretta collaborazione con YouTube e Twitter, appare del tutto intenzionato a muoversi in un regime di monopolio.
L’integrazione tra le due società, Facebook e Myspace, potrebbe anche segnalare che la società madre News Corp – che ha acquistato MySpace nel 2005 – stia ora valutando la possibilità di vendere la società, e la scelta più logica indicherebbe Facebook come miglior compratore. Ciò garantirebbe al social network di Zuckerberg una posizione predominante nel settore che dovrebbe far riflettere le autorità di regolamentazione.