Vengo via con te

febbraio 19, 2011 28 Commenti

Vieni via con me ha rappresentato una prodigiosa risposta a quello scetticismo radicato nel pubblico televisivo che considerava ormai vana ogni speranza di assistere ancora una volta ad una tv di qualità. Una profonda nostalgia per un modo di fare televisione sempre più percepito come “di altri tempi”, si mescolava all’indignazione in chi vedeva nei programmi di intrattenimento del pomeriggio, negli onnipresenti talent show e nei vergognosi reality i principali responsabili di una vera e propria “deriva culturale”.

Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, con le sue quattro puntate in onda su RAI 3 nel mese di novembre, sembrava ideato proprio per smentire questo sentito comune e dimostrare come la funzione primaria di una televisione pubblica, ovvero la promozione di cultura, sia ancora rispettata nonostante la banalizzazione galoppante.

Il placido conduttore di “Che tempo” che fa e il coraggioso autore di “Gomorra”, come due rari elementi alchemici che reagiscono tra loro, hanno dato vita ad un programma dal format semplicissimo (fatto di continue alternanze tra elenchi e monologhi, più i rapsodici siparietti che introducevano la pubblicità, il tutto in una struttura quasi geometrica), che ha incantato e commosso 10 milioni di telespettatori, in gran parte giovani.

Ma cosa ha fatto di Vieni via con me uno dei più grandi successi televisivi di sempre?

La domanda è semplice, ma la risposta non lo è altrettanto.

Innanzitutto credo sia necessario analizzare l’aspetto puramente televisivo che ha caratterizzato la messa in onda. Vvcm ha suscitato critiche e polemiche nel mondo televisivo e politico ancora prima di andare in onda. Ad un clima di tensioni, alimentato dalle prese di posizione e le lotte di Annozero contro la gestione “aziendalistica” della RAI e dalle accuse di alcune delle più grosse testate giornalistiche (con Il Fatto Quotidiano in testa) contro la conduzione dei Tg di Minzolini, l’annuncio di un programma condotto da Fazio e Saviano (già investito dalle dichiarazioni di Berlusconi che ha definito Gomorra una cattiva pubblicità al nostro paese e un modo per aiutare la mafia), non poteva che gettare nuova benzina sul fuoco, specialmente considerando le lotte intestine a Rai 3, rete perennemente tacciata dal Premier come faziosa e anti-governativa, se non criminale. Vvcm non si ferma e prosegue dritto per la sua strada consapevolmente incurante delle avversità, forse cosciente che più si scatenano polemiche e pubblicità negativa, soprattutto se ad opera dal mondo politico, più cresceranno la curiosità e l’aspettativa per il programma.

Egregiamente Fazio e Saviano affrontano le polemiche con dichiarazioni puntuali nelle conferenze stampa e rilanciano al mittente accuse e critiche direttamente dal palco della trasmissione. Si fanno promotori di una libertà di parola ed espressione che mancava in televisione, e che tendenzialmente viene sedata o sovrastata.

I numerosi ospiti al programma fanno da motore propulsivo e contribuiscono al suo successo offrendo i microfoni mobili loro le loro voci, particolarmente distinte ed interessanti se paragonate a quelle che ci ammorbano giornalmente dalle comode poltrone dei programmi di intrattenimento. Sono le straordinarie voci di Roberto Benigni, Claudio Abbado, Daniele Silvestri, Cristiano De André, Ligabue, Paolo Rossi, Antonio Albanese, Toni Servillo con gli Avion Travel, Luca Zingaretti, Gabriele Salvatores, Renzo Piano, Corrado Guzzanti, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Francesco De Grogori, Dario Fo, Elio e le Storie Tese, Antonio Cornacchione, Don Luigi Ciotti, Milena Gabanelli, Stefano Bollani; tutte promotrici di una cultura vera e sana, frammenti dell’anima del nostro paese sempre più nascosta e in cui è impossibile non riconoscersi.

Limitare a questo il successo di Vieni Via Con Me vorrebbe dire non avere compreso quella che è stata la vera finalità dei suoi autori, ovvero descrivere, come in una liturgia laica quella che è la nostra società contemporanea, coinvolgendo lo spettatore in una escalation emotiva, scandita dalla ritmicità degli elenchi e dalle parole “incerte”, ma sempre giuste, di Roberto Saviano.

In Vvcn si è parlato di cultura, di società e di politica in termini nuovi. L’elenco si è rivelato uno strumento efficacissimo, raccoglitore di dati oggettivi e opinioni. La scelta degli autori di far leggere (o redigere) ciascun elenco da chi davvero ne aveva il diritto, ha fatto di essi una testimonianza di vita, una teca in cui custodire emozioni e sentimenti che da personalissimi diventano di tutti per un naturale principio di solidarietà e non per la becera imposizione mediatica di cui siamo vittima ad ogni tragedia di cronaca nera. Tra gli elenchi più importanti: Gli insulti ai call center (Andrea Tagliabue), Le molte denominazioni che si usano per indicare un omosessuale (Nichi Vendola), Motivi per cui è sbagliato fare tagli alla cultura (Claudio Abbado) della prima punata; Elenco degli sgomberi subiti da Cristina, 10 anni, rom, iscritta alla sua scuola (legge Flaviana Robbiati, maestra), Elenco delle cose di Eluana che i suoi genitori hanno sempre saputo di lei (Beppino Englaro), Elenco delle ultime parole di Piergiorgio Welby nel giorno più importante della sua vita (Mina Welby) della seconda puntata; Elenco delle cose belle che ricordo di Stefano (Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi), Elenco delle cose che ho portato sulla gru (Harun Javeid, uno degli operai di Brescia, che per ottenere il permesso di soggiorno, il 30 ottobre 2010 è salito su una gru e vi è rimasto per 17 giorni), Elenco di alcuni pensieri delle donne che lavorano (Susanna Camusso), Elenco delle cose che mi piacciono del Sud (Don Giacomo Panizza) della terza; Elenco delle motivazioni della sciagura secondo la perizia della Procura (Lilli Centofanti, sorella di Davide, vittima del terremoto del 6 aprile 2009), Elenco dei pensieri di una ricercatrice sul tetto dell’Univeristà di Roma (Francesca Coin, ricercatrice che manifestano contro la riforma dell’Università) nella quarta ed ultima puntata. Tutti queste voci acquistano un significato del tutto particolare e offrono allo spettatore una dimensione nuova del modo di fare politica. Una dimensione inedita che è percepita come una necessità da un’intera generazione di giovani, stanchi e amareggiati dei continui giochi di potere, stanchi di essere ignorati dalla politica e trattati con sufficienza dalla stessa, sempre più rassegnati ed essere i perenni esclusi.

Vieni via con me è un programma che fa e che usa la politica per ridare una speranza e per ridestare dal tepore una “sinistra” sempre più frammentata che non è in grado di intercettare minimamente i consigli e le richieste di aiuto di chi non ha ancora perso del tutto le speranze. Ed ecco perché elenchi come quello di Nichi Vendola, quelli sui valori della sinistra a della destra letti da Bersani e da Fini (presentati da Fazio in modo nemmeno tanto subdolo come le due nuove forze di coalizione) e, in particolare, l’Elenco delle cose di cui ha bisogno per combattere la mafia letto da Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, in cui fa esplicito riferimento all’indispensabilità delle intercettazioni, alla collusione della politica con gli ambienti criminali mafiosi, all’inadeguatezza della riforma della giustizia ad opera del governo Berlusconi, si caricano di peso politico e inevitabilmente muovono consensi, ne riscoprono di nuovi e ne estremizzano di vecchi.

Senza considerare i meravigliosi monologhi di Roberto Saviano, carichi di una forza e un’energia straordinarie, merito anche di quella che lo stesso Saviano definisce “l’occupazione abusiva” di spazi che, in quanto scrittore, non gli appartengono. La televisione e il teatro con i loro riflettori mettono a nudo Saviano nel suo genuino imbarazzo (basta notare la mano con cui continuamente si accarezza la testa). Con i loro microfoni, ne registrano gli “inceppamenti” dovuti all’emozione e quei brevi ma intensi momenti di silenzio che sottolineano, non solo l’importanza di ciò che sta per dire, ma anche il rispetto che Roberto ha per le persone e le storie che racconta.

Vieni via con me si rivolge a quei delusi che non riconoscono nelle logiche di potere e nella visione vecchia di fare politica in cui ammuffisce il nostro stato di diritto. Si rivolge a coloro che credono, o sperano, nel rinnovamento di una classe dirigente che ormai puzza di decomposizione. Si rivolge ad un pubblico eterogeneo ed eclettico spesso imbrigliato tra le maglie della disinformazione e della precarietà da cui fa di tutto per sfuggire, anche andandosene via. Si rivolge ad un pubblico che non è ancora disposto a gettare la spugna e che non vuole più scendere a compromessi, con se stesso in primis.

Io non so se Vieni Via Con Me sia riuscito nel suo intento di portare una pulizia nelle scrittura televisiva, o se, come spesso succede, ogni sforzo verrà presto dimenticato o, ancora peggio, se gli sconvolgimenti di metà dicembre dello scorso anno abbiano definitivamente stroncato ogni voce fuori dal coro. Quello che so è che adesso, grazie a Fazio e Saviano, ho capito cosa mancava e sono pronto a restare solo per vederlo di nuovo.

Illustrazione di Federico Gazziero

Tags: , , , bottom slideshow, cultura, media
28 Commenti to “Vengo via con te”
  1. L.O.Kop scrive:

    Resterò per vederlo ancora e ancora e ancora, ma a tutti noi spetta il compito di lottare perchè questo avvenga, per impedire che i giochi dei potenti e di coloro che non ci vogliono( perchè pericolosi, perchè coscienti del mondo) non vengano attuati. É una lotta ad armi impari, noi siamo i deboli e gli emarginati, ma sapere per cosa lottare è avere già molto. Vvcm ha messo in luce anche questo, almeno in me. Non ho fiducia in questo futuro, però ho fatto un sogno di un mondo diverso e ora sono sveglio e proverò a realizzarlo.

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