Le dinamiche Giapponesi

marzo 27, 2011 25 Commenti

C’è chi pensa si tratti della maledizione del numero 11. C’è chi pensa si tratti del flagello di Dio, come sostengono su Radio Maria. C’è che pensa perfino che la causa di tutto siano le esplosioni nucleari che avvengono nelle profondità degli oceani ad opera dei Paesi industrializzati più potenti al mondo. Certo è che il terremoto che ha colpito il Giappone venerdì 11 marzo 2011 è una tragedia purtroppo senza precedenti. Si parla di più di 2000 morti, 250 mila sfollati, 25 mila miliardi di yen di danni (220 miliardi di euro): le difficoltà sono grandi. Ma si sa, i Giapponesi non restano di certo con le mani in mano.
Ne è la prova la ricostruzione di un tratto di autostrada nella regione del Kanto, vicino a Naka. In sei giorni gli ingegneri della società di gestione Nexco, ad opera dell’ingegner Makoto Ishikawa, ha ripristinato un tratto di autostrada di circa 150 metri. Su 20 differenti strade e autostrade, circa 813 chilometri su 870 danneggiati dal terremoto sono già stati riaperti al pubblico, per quanto con interventi d’emergenza e «salti» di corsia. «Chiediamo scusa – avvisa la Nexco – se non tutte le aree di servizio sono state riaperte». Una foto scattata da una squadra di pronto intervento, a poche ore dal sisma di 9 gradi Richter, mostra l’asfalto disarticolato e sconnesso, con voragini di alcuni metri.
Per quanto i popoli orientali sono soliti ad usi e abitudini che spesso noi occidentali vediamo di cattivo occhio o che, per lo meno, fatichiamo a comprendere e ad accettare, di fronte a eventi di questo genere c’è solo da levarsi tanto di cappello, come si suol dire. Certo, questo non è che uno dei molteplici danni causati dal terremoto e dallo tsunami, danni per i quali la Banca Mondiale prevede un tempo di riparazione lungo 5 anni. Ma se queste sono le premesse, forse il Giappone ci stupirà. E non poco. Avremo forse ancora qualcosa da imparare dai Giapponesi?

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