Il caso C&C: La salute dopo di tutto

marzo 7, 2011 25 Commenti

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India, primi anni ’80. Un disastroso incidente comporta la contaminazione da arsenico delle acque potabili di nove distretti della regione del West Bengala; le conseguenze per la popolazione di queste zone sono (solo per citarne alcune) fibrosi polmonare, cancro alla pelle, disturbi cronici a livello polmonare, neuropatia. (1)

Pernumia, via Granze 30/a, anno 2010, circa 52 000 ton di rifiuti tossici sono da circa cinque anni abbandonati in strutture fatiscenti. Nel terreno e nelle acque sotterranee si riscontra una quantità di arsenico che supera di circa quattro volte il limite consentito.

Senza voler creare allarmismi, è naturale associare i due episodi, e soprattutto chiedersi cosa potrebbe accadere, ad esempio, nel caso, non esattamente fuori dalla realtà , di un’alluvione, come quella verificatasi negli ultimi mesi nella Bassa Padovana, che ha interessato anche il territorio di Pernumia.

La vicenda ha inizio nel 2002, quando la C&C di Fabrizio Cappelletto apre i battenti nella ex-Magrini Galileo. Dovrebbe convertire rifiuti tossici, provenienti da industrie chimiche, siderurgiche e termoelettriche in conglomerato cementizio.Nel 2004 le Autorità Provinciali, assieme all’ARPAV, intervengono trovando alcune irregolarità nei metodi di lavoro dell’azienda, e un mese dopo arriva la prima diffida provinciale di sospensione dell’attività. Già da due anni, tuttavia, i residenti e l’associazione ambientalista “La Vespa (che ha scattato le foto inserite in questo articolo) portano avanti la questione, ma nonostante questo ci vogliono due anni affinché le autorità competenti inizino ad interessarsi del problema, due anni durante i quali la C&C contina ovviamente a lavorare.

Nella prima decade del dicembre 2004, l’azienda invia una relazione secondo la quale le irregolarità riscontrate sarebbero state risolte. Ciononostante, nei mesi successivi le diffide da parte della Provincia diventano tre, fino aquando, il 22/02/2005, il Corpo Forestale dello Stato su disposizione della Procura di Venezia mette sotto sequestro l’azienda, arrestandone il titolare, a seguito di una inchiesta sul traffico illegale di rifiuti tossici. Dall’inchiesta si accerta che il materiale cementizio fornito dalla C&C per numerose opere, quali la linea ferroviaria Mestre-Dolo, il cavalcavia “Camerini” a Padova ecc., era contaminato da sostanze altamente inquinanti, tossiche e cancerogene in quantità superiori alla norma, come piombo, mercurio o cadmio. Inoltre si scoprono all’interno dell’azienda circa 50 000 ton di rifiuti, accatastati nella ex-Magrini Galileo, e che altre 2000 ton sono state sotterrate nel piazzale esterno (nel 2010, all’inizio dell’opera di bonifica del piazzale se ne troveranno circa 2900 ton, sotto poche decine di centimetri di terreno superficiale).

Il 07/11/2005 viene dichiarato, dopo un promemoria del Dirigente del Settore Ambiente sulla sicurezza della C&C al consigliere provinciale Paolo De Marchi, che: “i rifiuti sotto sequestro giudiziario all’interno dei due capannoni aziendali sono stoccati in condizioni di sicurezza […] pertanto non si evidenziano nell’immediato situazioni di potenziali rischi ambientali”. Passano ben 15 mesi, dopodiché la Commissione Tecnica Provinciale Ambiente, il 07/02/2007, esprime un giudizio opposto, ritenendo il progetto di caratterizzazione, preso in considerazione dal Comune di Pernumia, non idoneo. Ciononostante, il 19/03/2007, il Comune dispone che entro 60 giorni la ditta Nordest Costruzioni S.r.l. debba presentare al Comune, alla Provincia e all’ARPAV un programma di smaltimento, preliminare ai lavori di caratterizzazione dell’area esterna. Passano tre mesi e il Comune non riceve ancora nulla.

Infine, il 29/05/07, si rischia il disastro ambientale: un principio di incendio si sviluppa all’interno della C&C. Intervengono i vigili del fuoco di Este e Padova, ma il pericolo che più preoccupa le autorità è chiaramente rappresentato dalle 50000 ton di fanghi, che con la combustione potrebbero emanare esalazioni altamente tossiche.

Solo dopo che la salute dei cittadini è stata messa in serio pericolo inizia a muoversi qualcosa: Regione e Provincia intervengono stanziando circa 600 000 euro per la bonifica del piazzale esterno, e i tre comuni di Pernumia, Due Carrare e Battaglia Terme vengono incaricati di rinforzare le pareti e sistemare le falle sul tetto dei capannoni. Tuttavia, dopo un preventivo di bonifica totale del sito, la cifra necessaria diventa di 13 milioni di euro. Nel frattempo, nonostante l’incidente e il parere contrario della Commissione Tecnica Provinciale, la Provincia continua a ritenere sicure le strutture e a rassicura i cittadini, i quali non correrebbero alcun tipo di rischio.

Nel Giugno 2007 cresce l’attenzione, grazie a due iniziative; un’interrogazione al Governo della Regione del consigliere dei Verdi Gianfranco Bettin, il quale dichiara apertamente:

“A distanza di due anni non c’è stato alcun intervento concreto dalle Autorità amministrative. Il rischio ambientale e sanitario è alto non solo per chi abita attorno alla C&C, ma per interi quartieri di Pernumia, Battaglia Terme, e Due Carrare. La presenza di tonnellate di rifiuti nei capannoni rappresenta il rischio più elevato e non ci si può limitare ad una semplice messa in sicurezza” (2)

Nello stesso mese di Giugno 2007, inoltre, l’associazione “La Vespa” riesce a far intervenire un inviato della trasmissione “Striscia la notizia”, il quale strappa alle autorità la promessa che l’opera di bonifica sarebbe iniziata entro due mesi. Essendo passati più di 3 anni, ci si rende conto della veridicità di queste promesse.

Un’ulteriore conferma dell’abbandono al quale è lasciata la C&C, e della leggerezza con cui tale problema venga affrontato, viene dai tentativi di furto, denunciati il 31/07/07. Inoltre la caratterizzazione del sito tramite carotaggi fornisce esiti preoccupanti; le falde che si trovano sotto lo stabilimento sono infatti contaminate, dando conferma delle preoccupazioni dei cittadini, sorte già da cinque anni ma totalmente inascoltate dalle autorità.

Nonostante tutto questo, fino al Febbraio del 2008, la “questione C&C” rimane fuori dal dibattito politico, fino a che il consigliere De Marchi, con una nuova interrogazione, risolleva il problema, affermando che non solo la Provincia dovrà assumersene le responsabilità, ma sarà necessario anche l’intervento della Regione, considerato il costo previsto per la bonifica.

Nel novembre 2009 sembra profilarsi una soluzione, ossia il trasferimento delle scorie in Germania, dove una ditta tedesca si era assunta la responsabilità di smaltire parte dei fanghi; soluzione che tuttavia svanisce a causa dell’introduzione nel Paese tedesco di una nuova norma che restringe i valori massimi di materie tossiche da lavorare nel territorio.

Nei primi mesi del 2010 (dopo cinque anni dal sequestro) viene effettuata finalmente la bonifica della parte esterna della C&C, con fondi stanziati dalla Provincia (circa 600 000 euro), per una quantità di rifiuti, tra l’altro, superiore al previsto di circa 3 000 tonnellate.

Ciononostante, il problema permane per i cittadini di Pernumia, Battaglia Terme e Due Carrare, a causa delle circa 50 000 tonnellate ancora, dopo ormai sei anni, abbandonate all’interno dei capannoni. Se infatti sono occorsi circa cinque anni per reperire i 600 000 euro necessari alla bonifica del piazzale esterno, sorge spontanea la domanda su quanti anni ci vorranno per raccogliere i 13 milioni di euro necessari alla bonifica integrale del sito. Ricordiamo che le analisi condotte sui siti nei quali è stato utilizzato il materiale cementizio proveniente dalla C&C (ossia il cavalcavia Camerini a Padova e la linea alta velocità di Arino di Dolo), hanno portato ad esiti estremamente preoccupanti; risultano infatti presenti sostanze spesso estremamente tossiche in quantità molto superiori al limite consentito per legge. È il caso, oltre che dell’arsenico precedentemente accennato, del cromo, rinvenuto nel cavalcavia Camerini in quantità 9 volte superiori al limite nel cantiere del cavalcavia in quantità 1,8 superiori al limite, i cui composti sono sospetti cancerogeni, provocano danni ai polmoni, sono corrosivi sulla pelle e sulle mucose, e possono essere mortali se assorbiti attraverso la pelle o se ingeriti, nonché teratogeni, ossia determinanti malformazioni fetali; o ancora del piombo, presente sempre nel cavalcavia Camerini in quantità 8,3 volte superiori al limite e tossico per inalazione e ingestione, nonché dannoso per il sistema nervoso, e causa di malattie al sangue.

Ci chiediamo quanto tempo ancora sia necessario aspettare perché Provincia o Regione (ai quali attualmente spetta di intervenire) inizino ad interessarsi al problema, a conferma degli slogan secondo i quali dovremmo essere “padroni a casa nostra”, sempre che questo non si limiti solamente ai “deboli”, a migranti in cerca di una vita migliore, o ai meridionali, a seconda delle necessità, mentre industriali e speculatori, inseguiti da diffide e denunce, possono continuare per anni a sfruttare e ad avvelenare il territorio.

(1) Sinha D., Roy M., Siddiqi M., Bhattacharya R.K., J. Environ. Pathol. Toxicol. Oncol., 24, 45-56 (2005)
(2) Mattino di Padova, 15/06/2007


Articolo pubblicato da “La voce della sinistra”

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