Le Donne e la Politica

marzo 25, 2011 21 Commenti

La sera del 15 febbraio 2011 abbiamo tenuto il secondo incontro del ciclo “Ad Alta Voce” presso la Casa dei Carraresi. L’argomento trattato, come da volantino, è stato “La politica e le donne: Rappresentanza e Pari Opportunità nella politica locale”. Con nostra grande soddisfazione abbiamo riempito la sala con un pubblico non di sole donne, ma anche di molti giovani interessati. L’intervento più interessante e approfondito è stato quello della relatrice Alisa Del Re, Professoressa associata presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova, Direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca: Studi sulle Politiche di Genere (CIRSPG http://cirspg.cab.unipd.it).

Politica è tutto ciò che riguarda il cittadino, il civile, il sociale, il pubblico.

Aristotele definisce la politica come “Arte e scienza del governo”. Chi viene eletto deve rappresentare tutti i cittadini, tanto gli uomini quanto le donne. Invece il panorama politico italiano scarseggia della presenza di noi donne. Attualmente nel nostro parlamento ci si limita ad una quota del 19% di donne. Senza considerare che tal misero risultato costituisce il primato nostrano di presenza femminile nei luoghi di decisione (negli anni 70 si calcolava una percentuale del solo 3%) quando, in una situazione paritaria, tale percentuale dovrebbe essere del 50%, permettendo alle donne di rappresentare un secondo occhio sul mondo. Questo divario è diretta conseguenza di un tardivo riconoscimento alle donne dei diritti fondamentali rispetto all’uomo, con un diritto al voto riconosciuto solamente nel 1946 e il diritto dell’Habeas Corpus (Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato) già sancito nella Magna Charta Libertatum nell’Inghilterra del 1200, entra realmente in vigore per le donne con l’Articolo 9 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Non dimentichiamo infine che è solo del 1996 la prima legge contro la violenza sessuale in Italia. Un’acquisizione dei diritti così lenta pone di fatto la donna in una situazione sociale diversa, di SUBALTERNITÀ’. Una risposta a questa situazione è stata la manifestazione del 13 febbraio “Se non ora quando?”. La manifestazione ha scosso il sempre più lontano mondo della politica e l’anestetizzata opinione pubblica, dimostrando con la sua straordinaria partecipazione che le donne sono diverse le une dalle altre, ma sanno parlarsi, ascoltarsi e capirsi, portando nelle piazze italiane e d’Europa un milione di persone. Siamo consapevoli che la politica fin dai tempi più antichi è sempre stata di patrocinio maschile, ma ancora oggi l’Italia, in tutti i dati forniti dalle organizzazioni internazionali e nazionali, resta un paese in cui le donne continuano a non essere rappresentate nelle istituzioni e ad avere scarse possibilità di carriera lavorativa Il rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum pone il nostro Paese al 74esimo posto nella classifica che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni. Gli unici due settori in cui l’Italia riesce a primeggiare sono il sostegno alla maternità e l’assistenza sanitaria, ma non basta a risollevare una situazione così drammatica. Un’analisi più approfondita dimostra che le donne subiscono trattamenti discriminanti e penalizzanti in campo professionale e lavorativo. Dati alla mano, solo il 47% delle donne lavora, contro il 70% degli uomini, e si riscontra un 25-30% di differenza salariale in meno a parità di impiego (“le donne costano meno in fatto di incentivi e bonus vari”). L’incidenza del precariato delle donne è doppia rispetto all’uomo. Sono le donne le prime ad essere licenziate in caso di crisi. Inoltre molte famiglie sono monoreddito perché la donna non lavora, comportando un conseguente impoverimento economico del paese.

Il conflitto tra i sessi entra nella politica e nello spazio pubblico con i Rapporti di genere.

L’uguaglianza di condizione con gli uomini va cercata nel rispetto delle differenze e delle specificità dei sessi. Il ruolo che le donne ricoprono è generalmente relegato all’esercizio di competenze relative alla distribuzione dei servizi alla persona, nei settore educativi, sanitari e socio-assistenziali. Le donne risultano più abili nel raccogliere e mantenere il consenso sociale e perciò dovrebbero partecipare più attivamente alla vita politica. Conseguentemente è avvertita la necessità di supporto delle donne all’interno dei partiti politici, nel cui ambito direttivo invece la presenza femminile è ai minimi storici. Una vera legittimazione sociale e una maggiore valorizzazione delle donne in tutti i settori della società risulta essere particolarmente sentita a livello locale. Il ruolo della donna viene considerato nella sua specificità: si crede nella sua capacità di fornire un valore aggiunto in termini di mediazione, di pragmatismo e di sensibilità, soprattutto nelle province e nei piccoli centri, dove il rapporto tra amministratori e cittadini è più diretto. Oggi, però, si parla purtroppo di donne che hanno rapporti con i politici e non con la politica. Il secolo Novecento dimostra che nella contemporaneità la politica mette in gioco la vita delle persone, ma data la sua esclusione politica, la donna non è più padrona del proprio corpo: le leggi per lei le fanno gli uomini. A questo, in Italia, si aggiunge una diversa concezione che uomini e donne hanno della parità e dell’equa divisione del lavoro in famiglia. “La democrazia nella famiglia occidentale resta ancora un semplice auspicio e un programma di intenti”.ha dichiarato la seconda relatrice, Lorenza Perini, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento Studi Storici e Politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova e Dottoranda in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna. La ricercatrice ha evidenziato come, nonostante i progressi di questi ultimi decenni (dagli anni ’70 in poi), permanga un rapporto a circolo vizioso tra la distribuzione del carico di lavoro nella famiglia e i mancati successi nella carriera lavorativa. Nel lavoro il matrimonio diventa un handicap per una donna, mentre per un uomo è un gradino di valutazione positiva e motivo di gratificazione sociale

Le donne e la politica.

E’ stato dimostrato che nei comuni, le donne si danno alla politica solo dopo i 40 anni, quando ormai la struttura familiare è consolidata: requisito fondamentale è l’indipendenza dei figli, autosufficienti, e non è più necessario che la madre li accudisca. Le donne che compiono questo passo sono mosse da “passione politica” , ma ancora dovranno scontrarsi con il pregiudizio maschile, ed il più delle volte dopo alcuni anni lasciano per “sfinimento” e per una forte delusione.

Elena Carraro, laureata in Scienze Politiche con la Tesi “Donne in politica. Lo studio di sei comuni del Bacino Termale Euganeo”, nella sua ricerca si è trovata di fronte a questa realtà. Intervistando le poche donne elette nei comuni del bacino, in maggioranza assessori, alla domanda “E’ disposta a restare ancora in politica alla scadenza del suo mandato?”, la risposta è stata quasi unanime: “Non ho ancora deciso, ma molto probabilmente no! E’ estenuante ogni giorno raffrontarsi con politici che non ti considerano in grado di prendere decisioni utili e importanti”.

La Presidente dell’associazione Comunicadonne, Patrizia Bovo
Comunicadonne.it@gmail.com

 

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