Contro le dittature nel mediterraneo

aprile 3, 2011 23 Commenti

Pare che il nuovo decennio sia iniziato all’insegna della lotta a sostegno della democrazia. Ma non nei Paesi occidentali. Non in America e nemmeno in Europa dove incalzano il debito pubblico, la crisi economica, i fallimenti e le chiusure delle aziende. Al contrario, il mondo intero sta assistendo ad un lento e progressivo smantellamento di regimi ormai vecchi, non più sostenuti da popoli “assoggettati” e nemmeno riconoscuti dalle istituzionali più importanti di tutto il mondo. Tant’è vero che questi ultimi si accaniscono contro quei regimi che “fino a ieri” tolleravano e con i quali collaboravano. E’ questo il caso, ovviamente, dei Paesi mediterranei dell’Africa e del Medioriente: prima la Tunisia, poi l’Egitto e ora la Libia e nei giorni più recenti anche la Siria. In alcuni casi i sopracitati Paesi occidentali si sono limitati a sostenere le popolazioni insorte contro i regimi, alcuni leader e governanti hanno auspicato il passaggio alla democrazia in tempi brevi, altri hanno lanciato appelli contro le violenze e a favore di manifestazioni pacifiche. Nel caso della Libia, invece, sono entrati in guerra a tutti gli effetti dopo aver lanciato appelli e ultimatum al leader libico Gheddafi a favore della pace e della democrazia.
E’ vero anche, d’altra parte, che in questi ultimi anni siamo stati tutti spettatori di eventi clamorosi sia per il loro contenuto, sia per gli effetti che hanno prodotto, ma anche per le molte contraddizioni che si sono venute riscontrando. Si pensi ad esempio all’ormai storico attentato dell’11 settembre, si pensi alle guerre in Afganistan e in Iraq (per citare solo i più noti): in questi e molti atri casi si è scoperta, o per lo meno ipotizzata, una seconda versione dei fatti e delle motivazioni che hanno portato a tali eventi, versione che nella maggior parte dei casi, se non sempre, si è rivelata essere in forte contrapposizione con ciò che i media e le istituzioni politiche avevano rivelato.
La guerra in Libia (come quelle in Afganistan e in Iraq) sta avvenendo a sostegno della democrazia e della pace per liberare i popoli oppressi da regimi non più accettati dal mondo intero. Ma è solo questo il motivo? Secondo voi si tratta davvero dell’ultima e più recente crociata contro le dittature che vuole liberare i popoli oppressi e portarli alla democrazia? O ci sono altri secondi fini che non si possono rivelare, come il controllo del petrolio o dell’intera area del Medioriente stessa?

Tags: bottom slideshow, cultura
23 Commenti to “Contro le dittature nel mediterraneo”
  1. mattia gazziero scrive:

    Mi pare di leggere tra le tue prime righe che dovrebbe scoppiare anche qui da noi (paesi occidentali) una rivolta civile a “sostegno della democrazia”. Mi sembra un po’ drastico, anche se, in Italia, di manifestazioni, Casini vari, secondi Fini, ce non sono stati fin troppi, a mio avviso, senza che si ottenesse alcun risultato, che forse, dico forse, una debolezza democratica del nostro “bel Paese” c’è.
    Per il resto, io credo che chiunque abbia intenzione di mettere le mani sui territori del nord africa. Il raggiungimento della democrazia è un desiderio che appartiene solo alle popolazioni insorte. Le nostre democrazie o le grandissime multinazionali hanno sempre trovato il modo di stringere patti e collaborazioni con questi paesi a prescindere dal dittatore di turno e non credo che per loro cambi qualcosa. Io non sono un grande esperto di politica estera ma ho solo un dubbio, che magari qualcuno può levarmi: Perchè Russia e Cina sono contrari all’intervento militare e (forse più della lega) hanno sempre osteggiato l’intervento armato in Libia? Chi mi sa spiegare le loro posizioni? Che interessi hanno?

  2. silvano scrive:

    Probabilmente lo stesso interesse che avevamo noi a mantenere buoni rapporti con Gheddafi: il dittatore faceva comodo. L’Italia si è dovuta decidere ad abbandonarlo al suo destino solo perchè si sono schierati in tal senso gli Stati Uniti, ma se fosse stato per il governo a quest’ora noi saremmo ancora dalla parte del tiranno, come lo siamo stati negli ultimi 30 anni. Al contrario Francia e Inghilterra hanno scommesso tutto sulla vittoria della rivoluzione, nel qual caso prenderebbero il nostro posto come partner privilegiati del nuovo, ipotetico governo libico. Ovviamente la posta in gioco in tutto questo è il controllo del petrolio, su questo non ci sono dubbi. Ciononostante, io appoggio l’intervento militare in Libia, perchè quali che siano i secondi fini più o meno palesi, l’effetto “collaterale” è quello di impedire una strage di civili e forse favorire la vittoria della rivoluzione, anche se probabilmente ci vorrà molto più tempo. Per me la vita e la libertà della popolazione libica deve avere la precedenza su qualsiasi considerazione su chi si avvantaggerà a scapito di chi a fine partita.

  3. frarampa scrive:

    Condivido in pieno il tuo pensiero Mattia. L’unica possibile risposta che mi viene in mente in merito alla tua domanda è questa: a pensarci bene, come dice Silvano, l’obiettivo vero è proprio è il controllo del petrolio. Ma siamo sicuri che non ci sia qualcos’altro? Per esempio, il controllo del Medioriente. Pensaci un momento, l’Afganistan “lo controlla” l’America, come del resto anche l’Iraq bene o male. Ora stanno cercando (ovviamente sempre dietro alla maschera della Nato, dell’Europa e quant’altro) di controllare anche la fascia nordafricana, componente del mondo arabo. Che cosa resta? L’Iran. Preso anche quello, probabilmente in un futuro ormai non più prossimo, il mondo occidentale, sempre se così lo vogliamo chiamare, si affaccia pienamente davanti all’Asia intera e quindi Cina e, volendo, Russia. Potrebbe essere un’ipotesi a mio avviso plausibile.
    Però, ricordalo bene, queste sono soltanto mere opinioni, non solamente mie. Non lo so, questa è un’idea a cui non do pienamente credito, cerco di attenermi ai fatti e vedere come procede la situazione.
    Anzi, sarei ben lieto di essere smentito :)

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